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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche

Asceti armati

Spirito Marziale, Animo Cavalleresco ed ordini equestri e premiali, archetipi eterni e storia

di Riccardo Scarpa

pagine: 656

Quello che in genere si definisce «spirito cavalleresco» non nasce col medioevo europeo e tampoco col  cristianesimo e gli ordini cavallereschi monastici, dinastici o di Stato. Esso è una condizione dello spirito che nacque quando il primo sciamano iniziò il primo  guerriero e persisté e resta presso tutte le nazioni ed in ogni periodo storico. Se la caccia è, infatti, un conflitto tra specie animali diverse, per esigenze alimentari, la guerra è un conflitto all’interno della specie umana, per motivi di controllo del territorio e o di potere tra od all’interno di comunità umane. Coll’evolvere degli esseri umani verso più alte consapevolezze sociali e spirituali, i sentimenti dell’anima lo possono sopportare solo con l’intuizione dell’impermanenza dei corpi fisici, uccisi nello spazio e nel tempo, a fronte dell’eternità dei principî spirituali in essi transitoriamente animati ed incarnati. Una consapevolezza che richiede un iniziazione ad un diverso stato di coscienza. L’opera, che nasce da un  insegnamento pluriennale di storia degli ordini cavallereschi seguito ad insegnamenti di storia delle dottrine politiche e sociologia dei fenomeni politici in università degli studî differenti, e da una riflessione sulla tradizione familiare, segue il manifestarsi di questo aspetto della tradizione perenne nella storia di varî popoli nel continente antico e «nuovo», e come da questo spirito marziale sia nata l’etica civile. Argomento di stretta attualità, in un epoca nella quale macchine da guerra sempre più sofisticate sembrano togliere ai combattenti la consapevolezza d’una loro responsabilità per l’impatto dei comportamenti su nemici e popolazioni civili, e negli ordinamenti di Stati, federazioni ed alleanze l’interpretazione elettoralistica della democrazia fa degli esseri umani individui senza qualità specifiche, quindi meramente sommabili come numeri. In questo quadro, sistemi premiali pubblici ed associazioni private ispirati da emblemi, decorazioni e rituali dell’antica milizia equestre da cui discendono, od alla quale si riagganciano, rispondono ad esigenze antropologiche profonde, che gli ordinamenti non possono misconoscere o banalizzare.
30,00

Il Tempio crematorio di Pisa

Associazionismo igienista nell'Italia dell'Ottocento

di Adolfo Braccini, Sergio Castelli

pagine: 208

La cremazione, antico rito pagano di sepoltura dei cadaveri, già in uso presso la civiltà dei Greci, degli Etruschi, degli Italici e dei Romani, poi rivalorizzato dalla rivoluzione francese, nel tempo è stato sempre contrastato dalla Chiesa cattolica fino al Concilio Vaticano II. In Italia lo sviluppo della cremazione si è realizzato nella seconda metà dell’Ottocento quando il diritto d’incenerimento fu negato a Giuseppe Garibaldi, eroe del Risorgimento. Le proteste popolari seguite alla mancata cremazione favorirono la costituzione delle società per la cremazione e di altre forme associative fra i lavoratori, gruppi di coesione rivolti essenzialmente alla formazione ed emancipazione del popolo. Tali aggregazioni furono subito bandite dalla Chiesa cattolica che in queste ravvisava nuclei di persone ribelli alla fede perché aderenti alla Massoneria e al nascente socialismo. Lo scontro tra cremazionisti e clero fu aspro e finì nel 1963, dopo settantasette anni di rifiuto dei sacramenti per chi aderiva alle società di cremazione. Frattanto le associazioni cremazioniste realizzavano il loro progetto edificando Templi crematori e pubblicizzando l’intervento “igienista” che il rito di cremazione ottimizzava. Per molti anni l’Italia è stata il paradigma europeo della scelta cremazionista. Oggi la composizione delle società di cremazione è fatta prevalentemente da donne a conferma dell’universalismo che caratterizza queste organizzazioni, dopo che le stesse sono state spesso maschili. Nel volume il caso di Pisa è analizzato sotto vari punti di vista: la morte di Giuseppe Mazzini, nonostante il Patriota genovese fosse contrario alla cremazione, rinsaldò l’associazionismo laico e democratico di Pisa, sul nerbo del quale nacque nel 1882, dopo la morte di Garibaldi, la Società pisana per la cremazione.  
15,00

La resilienza delle piccole città

Riflessioni teoriche e casi di studio

di Michela Lazzeroni

pagine: 192

Quale ruolo possono avere le piccole città in un’economia che diventa sempre più globale e che si basa sulla conoscenza, sulla tecnologia, sulla cultura e sulla creatività con dinamiche di sviluppo nelle quali le grandi città appaiono favorite? A quali opportunità di sviluppo possono fare ricorso e a quale futuro possono aspirare le piccole città che sono state investite da processi di declino economico, di marginalizzazione e di contrazione demografica? Il volume cerca di dare risposte a questi interrogativi, adottando come chiave interpretativa il concetto di resilienza, intesa come capacità dinamica di un sistema territoriale di reagire agli eventi e ai cambiamenti, di enfatizzare le proprie caratteristiche distintive e di promuovere nuove traiettorie di sviluppo. L’attenzione si focalizza in particolare sulla resilienza delle piccole città con un passato industriale significativo, che si trovano negli anni più recenti ad affrontare crisi produttive e identitarie e a ripensare al proprio modello di sviluppo. Oltre a riflessioni di natura teorica e metodologica, il testo prende in esame tre casi di studio di piccole città a vocazione industriale: Sochaux-Montbéliard, situata nella Francia orientale, sede storica della Peugeot; Ivrea, localizzata in Piemonte, cresciuta intorno alla Olivetti; Pontedera, in Toscana, la città della Piaggio e della famosa Vespa. Da tali casi di studio emergono diversi percorsi soluzioni e strategie che costituiscono  materiale utile al dibattito scientifico e politico sul tema.  
19,00

La città delle nazioni

Livorno e i limiti del cosmopolitismo

pagine: 400

Per effetto del portofranco e di un sistema istituzionale basato su un regime giuridico eccezionale, Livorno fu la città che, negli anni qui presi in considerazione, seppe trasformare, forse più di ogni altra al mondo, i conflitti e le differenze sociali, religiose, etniche e culturali in un modello di mediazione. Non senza pagare un caro prezzo, né commettere errori.Questo libro racconta, con la voce di quindici studiosi provenienti da cinque paesi diversi, le storie mai raccontate della città che scoprì, con tutte le sue luci e le molte ombre, il segreto della convivenza in una complessa società multiculturale.  
22,00

Ranieri, Benincasa e il Barbarossa

Peripezie di un culto nella Pisa dei secoli XII-XIV

di Mauro Ronzani

pagine: 96

Ranieri, un laico pisano, visse a lungo come eremita e penitente in Terrasanta. Tornato a Pisa verso il 1153/54, vi acquistò fama di predicatore e guaritore, e morì il 17 giugno 1160. La sua vita, e i miracoli da lui compiuti prima e dopo la morte, furono messi per scritto nell’estate del 1161 dai canonici del Duomo di Pisa, dove egli era stato tumulato. Poco dopo, la città e la Chiesa di Pisa si trovarono di fronte ad una grave decisione: mantenere la stretta e vantaggiosa alleanza con l’imperatore Federico I Barbarossa significava togliere l’obbedienza a papa Alessandro III, e concederla al papa “scismatico” riconosciuto dal Barbarossa. Benincasa, canonico della cattedrale e vecchio “allievo” di Ranieri, fu il più deciso sostenitore di questa decisione e, per convincere i Pisani, nel 1165 riplasmò profondamente la biografia di Ranieri, facendone una sorta di “nuovo Gesù Cristo”, dotato dal Padre del potere di scacciare i demoni. La vita di Ranieri così rielaborata rimase l’unica fonte di informazione sulle azioni compiute da questo “santo”, che non fu mai “canonizzato” dalla Sede Apostolica, ma dalla seconda metà del secolo XIII tornò ad essere intensamente venerato dai Pisani. Le “peripezie” del suo culto si sarebbero concluse solo nel secolo XVII, quando Ranieri fu proclamato “patrono celeste” della città e della Chiesa di Pisa
10,00

La guerra, la violenza, Gli altri e la frontiera nella "Venetia" altomedievale

di Luigi Andrea Berto

pagine: 176

Tra la fine del sesto secolo e gli inizi dell’undicesimo la Venezia delle lagune subì delle drastiche modificazioni. Da una periferia poco rilevante dell’impero bizantino diventò la massima potenza adriatica. In tale periodo i Venetici avevano inoltre ottenuto la piena indipendenza da Costantinopoli, evitato di essere assorbiti dai poteri della vicina terraferma e di subire disastrose distruzioni ad opera di incursori ed invasori, guadagnato sempre più ampie zone di mercato nell’Italia settentrionale e nel Mediterraneo orientale e raggiunto un assetto politico-istituzionale stabile. Questo non fu un processo lineare, ma i Venetici conseguirono e difesero questi risultati con grande tenacità, creando così le basi per il notevole sviluppo dei secoli successivi. Questo volume esamina alcune tra le più rilevanti tematiche che contraddistinsero Venezia nel corso di quest’epoca: la guerra, la violenza, la maniera in cui gli “altri” erano percepiti che cosa si conosceva su di loro e la frontiera.  
16,00

La luce

di Roberto Grossatesta

pagine: 206

ll filosofo e vescovo inglese Roberto Grossatesta (1170 ca.-1253) si interroga nel breve trattato "De luce", uno dei suoi più noti ed enigmatici scritti, sull'origine e la struttura del cosmo, temi di vasto e articolato dibattito all'indomani dell'ingresso in Occidente delle opere fisiche di Aristotele e dei suoi commentatori arabi. L'idea nuova e singolare che propone è quella per la quale l'universo si sarebbe originato dalla subitanea e infinita moltiplicazione di un "punto" di luce unito alla materia prima, espansa fino a formare un corpo sferico di immane grandezza. La luce è principio causale in quanto è la forma prima del corpo, individuata nella stessa corporeità o tridimensionalità fisica. Attraverso questa singolare tesi ontologica, il trattato attualizza l'antico tema della struttura matematico/armonica dell'universo nonché le dottrine fisiche pre-aristoteliche, traendone spunto per un'inedita esegesi del biblico Fiat lux. A buon diritto, questo scritto è considerato un "unicum" nel pensiero medievale, e il suo tradizionale inquadramento nella corrente di pensiero della "metafisica della luce" giustifica solo in parte la sua originale teoria. Questo primo studio dedicato interamente al "De luce" presenta l'edizione critica messa a punto da Cecilia Panti che, insieme ad una nuova traduzione italiana, cura un ampio e puntuale commento testuale e un'introduzione complessiva alla dottrina grossatestiana della luce.Introduzione, testo latino, traduzione e commento di Cecilia Panti. Prefazione di Pietro Bassiano Rossi.
18,00

La memoria tra cultura e biologia

pagine: 160

Conclusasi all'inizio del secondo millennio, la ricerca cognitivista sulla psicologia della memoria è stata considerata da molti un' “epoca d'oro”. Eppure, sia in ambito neuroscientifico sia nei memory studies di carattere storico culturale, non si è fatto tesoro dei risultati da essa prodotti. Aspirando ad una più profonda comprensione della memoria, fenomeno quotidiano ma misterioso, ci è sembrato opportuno condurre uno studio multidisciplinare su quei contributi teorici e sperimentali che hanno costituito il problema scientifico del processo mnemonico. Il volume raccoglie saggi di ricercatori che si sono occupati di psicologia della memoria classica, ciascuno secondo le proprie competenze specialistiche. I diversi contributi curati da Elena Calamari, che insegna da molti anni Psicologia Generale presso l'Università di Pisa, presentano ricerche sulla memoria articolate su più livelli: da quello filosofico e storico, a quello pedagogico e psicologico-clinico. Il risultato è quindi una “mappa” che permette di compendiare saperi e problemi rilevanti, allo scopo di favorire la rinascita dell'interesse scientifico per un argomento che ha risentito di divulgazioni popolari e semplificazioni grossolane, e che sembra attualmente dissolversi nel “funzionamento della mente” in generale.Il volume si rivolge a chi fa ricerca sulla memoria da diverse angolazioni o la studia in ambito universitario e in generale al pubblico colto che cerca strumenti per un aggiornamento non superficiale. Con i contributi di: Riccardo Roni, Dario Muti, Simona Bandettini, Luigi Corsi.
15,00

Petre pasce agnos meos

I sigilli pontifici del Fondo Privilegi nell'Archivio Capitolare di Lucca

di George Cadeddu

pagine: 312

L’Archivio Storico Diocesano di Lucca, prezioso...
25,00

Mercanti Toscani e Bruges nel tardo medioevo

di Laura Galoppini

pagine: 484

Nel tardo Medioevo Bruges fu il luogo privilegiato d’incontro per...
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Giacomo Matteotti-Scritti e discorsi vari

pagine: 304

Con questo volume giunge a conclusione il progetto di pubblicazione...
30,00

I lunghi giorni della pena

Il diario di prigionia di Luigi Giuntini (settembre 1943-aprile 1945)

di Gabriel Francesco Gabrielli

pagine: 236

8 settembre 1943: Italia e Alleati annunciano l’armistizio. Il governo nazista reagisce...
16,00

Volterra 1997-2012

15 anni di attività del Laboratorio Universitario Volterrano- Catalogo della mostra

pagine: 180

IL LABORATORIO UNIVERSITARIO VOLTERRANO ...
25,00

Pietro Maffi Arcivescovo di Pisa (1903-1931)

Un tempo difficile, un grande Pastore, una eredità culturale significativa

Autori vari

pagine: 288

12 Autori, di cui 3 note...
18,00

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