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Roberto Longhi nel vivo dell'arte del '900

Sottotitolo non presente

Collana: Connessioni
Anno di pubblicazione: 11/2020

Presentazione

Ho sempre inteso Longhi, fin dai primi approcci, come una sorta di Pinocchio geniale della storia dell’Arte mondiale, creatore, finanche, dispettoso, con un estro e un intuito ineguagliabile a tutt’oggi. Tra le tante immagini iconografiche più note di Longhi ho scelto quella dimessa, mentre gioca a bocce con i cari amici Messina e Carrà, con in testa quel cappellino di carta che tanto può assomigliare a quello di “mollica di pane” che Geppetto aveva fatto al suo Pinocchio, e, inoltre, lo sguardo socchiuso e quella smorfia arguta sorniona che rivela tutto il senso acuto e beffardo di Longhi. Quando studiavo sui testi “longhiani”, a volte, quei testi mi facevano fantasticare e immaginare l’autore sulle note di una famosa canzone: Bamboleo cantata divinamente da Josè Feliciano. A cinquant’anni dalla morte del grande maestro degli studi di storia dell’arte ho ritenuto doveroso rendergli omaggio, umilmente, rimettendo insieme i miei testi di argomento strettamente “Longhiano”. In fondo, la scoperta di Longhi, per me è stata analoga, con le dovute proporzioni del caso e della storia, a quella che fu per Pier Paolo Pasolini, laddove il grande intellettuale aveva scoperto in Longhi “la rivoluzione” nel “suo lessico” e “la completa novità” nell’”ironia” che “ non aveva precedenti” insieme alla “sua curiosità” che “non aveva modelli”.

Collana: Connessioni
Anno di pubblicazione: 11/2020

Presentazione

Ho sempre inteso Longhi, fin dai primi approcci, come una sorta di Pinocchio geniale della storia dell’Arte mondiale, creatore, finanche, dispettoso, con un estro e un intuito ineguagliabile a tutt’oggi. Tra le tante immagini iconografiche più note di Longhi ho scelto quella dimessa, mentre gioca a bocce con i cari amici Messina e Carrà, con in testa quel cappellino di carta che tanto può assomigliare a quello di “mollica di pane” che Geppetto aveva fatto al suo Pinocchio, e, inoltre, lo sguardo socchiuso e quella smorfia arguta sorniona che rivela tutto il senso acuto e beffardo di Longhi. Quando studiavo sui testi “longhiani”, a volte, quei testi mi facevano fantasticare e immaginare l’autore sulle note di una famosa canzone: Bamboleo cantata divinamente da Josè Feliciano. A cinquant’anni dalla morte del grande maestro degli studi di storia dell’arte ho ritenuto doveroso rendergli omaggio, umilmente, rimettendo insieme i miei testi di argomento strettamente “Longhiano”. In fondo, la scoperta di Longhi, per me è stata analoga, con le dovute proporzioni del caso e della storia, a quella che fu per Pier Paolo Pasolini, laddove il grande intellettuale aveva scoperto in Longhi “la rivoluzione” nel “suo lessico” e “la completa novità” nell’”ironia” che “ non aveva precedenti” insieme alla “sua curiosità” che “non aveva modelli”.

Mauro Pratesi

Mauro Pratesi è titolare della cattedra di Fenomenologia delle arti contemporanee presso l’Accademia di Belle arti di Firenze, nella cui Università ha anche insegnato Storia dell’Arte contemporanea presso le facoltà di Lettere e Architettura. Ha pubblicato saggi su: Bollettino d’Arte, Prospettiva, Paragone, Dialoghi di Storia dell’Arte, Antichità Viva. Ha pubblicato per le edizioni Laterza, in collaborazione con Giovanna Uzzani, e inoltre inoltre per Mondadori, Electa, Skira, Silvana e Giunti. Ha curato importanti mostre su aspetti dell’arte italiana dell’Otto r Novecento e, nelcorso degli anni Ottanta, è stato assistente e consulente per l’arte del Novecento di Luciano Pistoi

15 dic 2021
Museo Novecento, Firenze, Piazza di Santa Maria Novella 10
15 dicembre 2021 alle ore 17.00

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Roberto Longhi nel vivo dell'arte del '900
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