Il De vita populi Romani, probabilmente scritto da Varrone nel 43 a.C., forniva un sunto dello sterminato materiale trattato nelle Antiquitates, riorganizzando i dati antiquari secondo un criterio cronologico, che permetteva di esaminare lo sviluppo della civiltà latina nel suo svolgersi e, al contempo, di proporre una riflessione d’insieme sulla storia romana dall’età monarchica fino alla guerra civile fra Cesare e Pompeo, appena conclusasi. I principi teorici seguiti nell’ordinazione dei frammenti sono discussi nell’introduzione, dove è fornita un’ipotesi di ricostruzione della struttura generale dell’opera e dell’articolazione di alcune sue sezioni. Il testo critico dei frammenti è corredato di una traduzione in italiano e di un commento. Nell’elaborazione di questo, si è scelto di prendere in esame in particolare i problemi, spesso ardui, di ordine critico-testuale ed esegetico, cercando di avanzare soluzioni alle questioni poste dal testo tormentato dei frammenti e di renderne la lettura, per quanto possibile, piana e fruibile. Si è riservata attenzione anche ai problemi di storia della lingua e all’esame della fortuna dell’opera e delle sue fonti. Al tema è dedicata anche un’appendice, dove sono affrontate la questione dei rapporti fra Lucrezio e Varrone e quella, ad essa connessa, della datazione delle Menippeae.
Il De vita populi Romani, probabilmente scritto da Varrone nel 43 a.C., forniva un sunto dello sterminato materiale trattato nelle Antiquitates, riorganizzando i dati antiquari secondo un criterio cronologico, che permetteva di esaminare lo sviluppo della civiltà latina nel suo svolgersi e, al contempo, di proporre una riflessione d’insieme sulla storia romana dall’età monarchica fino alla guerra civile fra Cesare e Pompeo, appena conclusasi. I principi teorici seguiti nell’ordinazione dei frammenti sono discussi nell’introduzione, dove è fornita un’ipotesi di ricostruzione della struttura generale dell’opera e dell’articolazione di alcune sue sezioni. Il testo critico dei frammenti è corredato di una traduzione in italiano e di un commento. Nell’elaborazione di questo, si è scelto di prendere in esame in particolare i problemi, spesso ardui, di ordine critico-testuale ed esegetico, cercando di avanzare soluzioni alle questioni poste dal testo tormentato dei frammenti e di renderne la lettura, per quanto possibile, piana e fruibile. Si è riservata attenzione anche ai problemi di storia della lingua e all’esame della fortuna dell’opera e delle sue fonti. Al tema è dedicata anche un’appendice, dove sono affrontate la questione dei rapporti fra Lucrezio e Varrone e quella, ad essa connessa, della datazione delle Menippeae.
Antonino Pittà è attualmente perfezionando presso la Scuola Normale Superiore di Pisa. Ha scritto su Epicureo, Ovidio, Lucrezio, Stazio e sulla tradizione manoscritta di Virgilio.
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