Quarta di copertina
Attraverso una visione pragmatica del sistema sanzionatorio emerge una tendenza che appare tutt’altro che tranquillizzante: il mito della certezza della pena, che sottende l’idea della sanzione penale come valore in sé, e le logiche tradizionali della prevenzione mediante deterrenza ultimamente si sono inoculate nel paradigma rieducativo; più che un fine reale (quello risocializzativo) verso cui dovrebbe tendere la pena elevando un argine agli effetti desocializzanti del carcere in prospettiva umanizzante, la rieducazione, sembra schiudere vie di accesso verso nuove forme di controllo sulla persona del reo, proiettate sul suo foro interiore in nome della valorizzazione delle istanze di prevenzione speciale positiva e di neutralizzazione/incapacitazione del delinquente pericoloso (prevenzione speciale negativa).
Al contempo, anche il modello ‘idealizzante’ della rieducazione subisce contaminazioni dalla logica della prevenzione: e così l’istanza risocializzativa rischia di smarrire quella sua cifra essenziale che è la proiezione sulla persona umana, in favore della tutela della sicurezza collettiva.