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Scienze dell’antichità, filologico letterarie e storico artistiche

T. Macci Plauti- Vidularia

Traduzione e commento

di Andrea Aragosti

editore: Pisa University Press

pagine: 400

Il volume consta di un' edizione critica del testo di Vidularia, basata sulla celebre restituzione disegnata di W. Studemund  e sulle acquisizioni ecdotiche delle più avanzate opinioni scientifiche: l' autopsia del codice Ambrosiano (unico testimone del testo) è, per ora infatti, resa impossibile dallo stato di conservazione pessimo del reperto, di cui è attesa una scansione digitale. L' edizione è corredata di un ampio apparato in latino, con schema metrorum e una puntuale traduzione dei versi in italiano, quando consentito da una loro conservazione almeno sufficiente; nelle parti lacunose vengono frapposti, con rigoroso metodo critico, i frammenti di tradizione indiretta secondo l' ordo più appropriato. Segue l' ecdosis vera e propria un amplissimo commento che si distribuisce in una parte generale introduttiva, con riferimento particolare alla storia del testo e alle implicazioni di Quellenforschung che comporta la probabile dipendenza della commedia da Difilo, e in una sezione puntuale di illustrazione esegetica, filologica, storica, letteraria. Completa il volume una dettagliatissima bibliografia, in cui si distinguono le edizioni e i commenti (dai più antichi ai contemporanei) e la letteratura secondaria.  
20,00

Egitto e Vicino Oriente 2015

vol.XXXVIII

Autori vari

editore: Pisa University Press

pagine: 204

In questo numero: Angela Garrè - Per una nuova interpretazione del controverso nome “Misphragmuthosis”  Emanuele Casini - The three-dimensional representations of the human-headed bA-bird: some remarks about their origin and function  Paolo Marini - Uno studio iconografico del rilievo Firenze 5412: una cappella per il culto della dea Renenutet?  Lisa Sartini - The black coffins with yellow decoration: a typological and chronological study  Flora Silvano - Una nuova tipologia vitrea ad Antinoe, Egitto  Fabio Betti, Andrea Gariboldi - Fortuna cristiana di Iupiter in un sigillo dall’Iran Sasanide  Michele Degli Esposti, Walid al-Muzini - A new seal from the ancient oasis of Salut (Central Oman)  Daniele Mascitelli - Le gesta di Šammar Yuriš dall’epigrafia alla tradizione arabo-islamica Un esempio di “costruzione” narrativa della storia preislamica   Marilina Betrò - Il sarcofago e il cartonnage di Tentamonnesuttaui, Firenze n. inv. 2176 e 2173    
25,50

L'"ebreo" nella letteratura inglese medievale

di Enrico Giaccherini

editore: Pisa University Press

pagine: 208

Chimere”, fantasie irrazionali disancorate dalla realtà verificabile, è il termine con il quale agli inizi degli anni ’90 lo storico canadese Gavin Langmuir definì le rappresentazioni degli ebrei cristallizzate nell’immaginario comune dell’Europa medievale e cristiana. Ecco perché anche quella elaborata in una manciata di testi della narrativa e della drammaturgia medioinglesi soprattutto fra XIV e XV secolo non è una rappresentazione letteraria degli, o di, ebrei nell’Inghilterra del tempo, ma dell’“Ebreo”: una chimera, appunto, una creatura fantastica appartenente allo spazio del  mito piuttosto che a quello del reale.Privilegiando, pur senza rinunciare alla indispensabile contestualizzazione “culturale”, l’analisi testuale e letteraria, questa indagine si rivolge in particolare a quelle opere che, sempre nell’ottica del cristianesimo imperante, collocano l’“Ebreo”, nelle sue varie declinazioni, al centro dell’invenzione tematica, con esiti talora sorprendenti. Dopo aver passato in rassegna le sporadiche allusioni presenti nel macrotesto del maggiore autore del medioevo inglese, Geoffrey Chaucer, lo studio affronta quindi in modo specifico i rari testi esemplari di questa tradizione. Se il più celebre di questi è, dello stesso Chaucer, il Prioress’s Tale, o “Racconto della Priora”, dai Canterbury Tales, gli altri appartengono invece al genere del romance storico e a quello teatrale dei miracle plays; in quest’ultimo caso, in particolare, il testo inglese viene messo a confronto con coeve rappresentazioni italiane e francesi che inscenano il medesimo mito della profanazione giudaica dell’ostia consacrata.  
18,00

La luce

di Roberto Grossatesta

editore: Pisa University Press

pagine: 206

ll filosofo e vescovo inglese Roberto Grossatesta (1170 ca.-1253) si interroga nel breve trattato "De luce", uno dei suoi più noti ed enigmatici scritti, sull'origine e la struttura del cosmo, temi di vasto e articolato dibattito all'indomani dell'ingresso in Occidente delle opere fisiche di Aristotele e dei suoi commentatori arabi. L'idea nuova e singolare che propone è quella per la quale l'universo si sarebbe originato dalla subitanea e infinita moltiplicazione di un "punto" di luce unito alla materia prima, espansa fino a formare un corpo sferico di immane grandezza. La luce è principio causale in quanto è la forma prima del corpo, individuata nella stessa corporeità o tridimensionalità fisica. Attraverso questa singolare tesi ontologica, il trattato attualizza l'antico tema della struttura matematico/armonica dell'universo nonché le dottrine fisiche pre-aristoteliche, traendone spunto per un'inedita esegesi del biblico Fiat lux. A buon diritto, questo scritto è considerato un "unicum" nel pensiero medievale, e il suo tradizionale inquadramento nella corrente di pensiero della "metafisica della luce" giustifica solo in parte la sua originale teoria. Questo primo studio dedicato interamente al "De luce" presenta l'edizione critica messa a punto da Cecilia Panti che, insieme ad una nuova traduzione italiana, cura un ampio e puntuale commento testuale e un'introduzione complessiva alla dottrina grossatestiana della luce.Introduzione, testo latino, traduzione e commento di Cecilia Panti. Prefazione di Pietro Bassiano Rossi.
18,00

Il Timeo. Esegesi greche arabe, latine

di Francesco Celia, Angela Ulacco

editore: Pisa University Press

pagine: 368

Nella trasmissione delle opere filosofiche dell'antichità classica alle epoche posteriori e in varie lingue quasi nessuno scritto ha avuto la stessa importanza e la stessa universale diffusione del Timeo. Tradotto in parte da Cicerone, trasmesso al Medioevo latino soprattutto attraverso la traduzione e il commento che ne fece Calcidio alla fine del IV secolo, il racconto platonico della costruzione della realtà celeste e terrestre da parte di un intelletto divino, che produce innanzitutto l'anima cosmica in esatte proporzioni matematiche, è stato importante anche nella filosofia di lingua araba. Questo volume, che raccoglie le relazioni intorno alle quali si è svolta la quinta "Settimana di formazione" del Centro Interuniversitario "Incontri di culture", percorre la storia della recezione del Timeo esaminandone la tradizione manoscritta, richiamando l'attenzione sul problema della tradizione indiretta del testo greco, seguendo l'esegesi accademica, medioplatonica e neoplatonica e studiando la recezione nel mondo arabo e nel mondo latino. Raccolte da due giovani studiosi che hanno preso parte alla "Settimana" sul Timeo, queste relazioni presentano la sintesi magistrale di specialisti di ciascuno degli ambiti di studio sopra menzionati. Il lettore, così come coloro che hanno preso parte a questo vivo incontro tra studiosi e dottorandi, sarà guidato attraverso una storia di continuità e trasformazioni, e troverà inoltre un accurato aggiornamento bibliografico.
25,00

Análisis y comparacíon de las lenguas desde la perspectiva de la enunciación

editore: Pisa University Press

pagine: 208

Un grupo de lingüistas y profesores de ELE funda en 2012 la Asociación Internacional de Gramática de la Enunciación (A.I.GrE). Este volumen surge a partir del trabajo realizado en el primer congreso de la Asociación dedicado a desentrañar la relación entre lo que interpretamos y lo codificado por la lengua. En la mayoría de los artículos aquí presentados se intenta identificar en una amplia variedad de ámbitos la aportación efectiva del sistema lingüístico a la construcción del sentido, explorando los aspectos metalingüísticos de la interacción a través del análisis de los vínculos que el enunciador establece con su enunciación. Se presenta el marco teórico de la gramática meta-operacional, el enfoque en el que se mueve mayoritariamente el grupo. Además del aprendizaje contrastivo de la fonética y el análisis de la posición sintáctica de los pronombres en las perífrasis, se abordan problemas de traducción y la relacíon entre il contexto y algunas formas verbales. Asimismo se aplica la teoría metaoperacional al estudio de los marcadores del discurso y se describen problemas que plantea el contraste de lenguas afines en antiguas descripciones gramaticales. En todos los capítulos los autores lanzan propuestas novedosas y sugerentes sobre el funcionamiento de la dimensión  metalingüística de las lenguas.
20,00

Art is an emotional language

Dinamica della visione e pratica figurativa negli scritti di Medardo Rosso

di Alberto Ambrosini

editore: Pisa University Press

pagine: 352

Questo lavoro costituisce un tentativo di lettura degli scritti e delle formulazioni attraverso le quali Medardo Rosso, per l’intero corso della sua carriera e con un’accelerazione evidente a partire dai primi anni del Novecento, ha inteso dare conto dell’origine e del senso della sua opera. Elemento centrale è la valorizzazione della visione quale autonomo veicolo di pensiero e sorgente di una modalità visiva di organizzazione del linguaggio che ha la sua naturale forma di esplicitazione nella pratica figurativa, la scultura anzitutto. Il pensiero che trova conduttore nella visione precede l’imporsi della funzionalità discorsiva. Per questo motivo non sa ad essa ridursi né può essere descritto utilizzando le categorie che a questa si applicano. Se ha il suo principio di articolazione nella luce, si sviluppa in una dimensione di massima concretezza: è accompagnato dall’animarsi della capacità di reazione emotiva. Per Rosso la scultura, e la pratica figurativa in genere, possiedono valore se soltanto, agendo sulla funzionalità visiva, sono in grado di risvegliare questa modalità specifica del pensare. Così facendo si costituiscono difatti quali veicoli di pienezza. Poiché liberano le risorse della sensibilità, permettono a chiunque le osservi di entrare in contatto con la ricchezza del mondo da una posizione di partecipazione e confidenza effettiva.La questione è stata esaminata, nei suoi molteplici addentellati, all’interno dei primi due capitoli del lavoro. Il seguito descrive anzitutto, ancora sulla falsariga delle formulazioni di Rosso, il modo col quale la presenza attiva di questa modalità visiva del pensare sollecita e governa il processo di modellazione, conducendo alla realizzazione di una scultura efficace. Quale naturale conclusione, il quarto capitolo mostra come l’animarsi della capacità di pensare attraverso il vedere condiziona il costituirsi della scultura matura di Rosso, determinando l’aspetto che essa assume e l’efficacia di funzionamento che la rende viva, assieme attiva e insostituibile.
25,00

Arca

Girolamo Ciulla e il Museo di Storia Naturale dell'Università di Pisa

Autori vari

editore: Pisa University Press

pagine: 96

  Nato nel 1952 a Caltanissetta, Girolamo Ciulla ha ormai conquistato una più che meritata fama internazionale: innumerevoli le mostre personali e le collettive cui ha preso parte, per non parlare delle creazioni esibite negli spazi pubblici e nei musei ai quattro angoli del globo. Per qualche tempo sarà possibile ammirare alcune delle sue opere inedite, quelle rappresentate nel catalogo che avete tra le mani, al Museo di Storia naturale e del territorio di Calci (Pisa). Questa mostra, che siamo onorati di ospitare, costituisce un ulteriore tassello dell'ininterrotto e fruttuoso sodalizio che il Museo di Storia Naturale ha stretto con l'Arte: un tassello a suo modo unico e inestimabile, perché la scelta della Certosa come luogo di esposizione delle opere non è stata casuale quanto necessaria. Proprio dai reperti conservati tra le pareti del Museo, infatti, il maestro ha tratto ispirazione per questo ciclo: reinterpretate nella sua fantasia mitopoietica, riproposte dalle sue mani abili quanto quelle di un autentico prestigiatore, le collezioni naturalistiche acquistano una nuova dimensione, o, forse, riscoprono il loro più autentico significato. Non a caso il nucleo originario del Museo era la "Camera delle meraviglie": attraverso lo sguardo di un artista i reperti dimostrano di possedere, oltre al loro indiscusso valore scientifico, anche un fascino e un potere evocativo tutt'altro che trascurabile.    
22,00

L'assedio di Firenze (1529-1530)

Politica, diplomazia e conflitto durante la guerra

di Alessandro Monti

editore: Pisa University Press

pagine: 418

L’assedio di Firenze, cioè la campagna militare intrapresa da Carlo V per restituire la città toscana al dominio dei Medici, è stato a lungo considerato dalla storiografia un momento di svolta per la storia d’Italia. Per circa un secolo, tra gli anni Trenta dell’Ottocento e il Ventennio fascista, sull’argomento furono prodotti un gran numero di studi, per la maggior parte caratterizzati da un approccio idealizzato (e ideologizzato) ai fatti, e quasi sempre condotti su basi non scientifiche. Nel secondo dopoguerra, il tema perse poi molto del suo appeal, tanto che – fino ad anni recenti – è stato solitamente letto a partire da vecchie interpretazioni ormai datate.La storiografia tradizionale ha descritto l’assedio di Firenze come uno scontro impari tra una potenza continentale e un piccolo stato regionale, destinato inevitabilmente a soccombere. Era davvero irresistibile l’impeto militare dell’Impero di Carlo V? Quale fu il ruolo del patriziato fiorentino nella guerra civile che si svolse in quegli anni, e quale l’apporto fornito dal Dominio, cioè dalle città e dai territori sottomessi a Firenze, nella genesi e nella risoluzione del conflitto? Come si ricomposero gli equilibri sociali distrutti in quegli anni?Ripartendo dai documenti dell’epoca, e incrociando le numerose fonti disponibili negli archivi italiani ed europei, l’autore ricostruisce con grande dettaglio le vicende che portarono alla sconfitta dell’ultima Repubblica fiorentina, attuando una revisione delle conoscenze pregresse e inserendole in un quadro più ampio, che tiene conto dei più recenti sviluppi degli studi sulle guerre d’Italia del Cinquecento.  
20,00

L'emozione di marmo

I monumenti della Grande Guerra a Pisa e nel suo territorio

editore: Pisa University Press

pagine: 320

Il volume rappresenta il Catalogo dell'omonima mostra che dal 16 luglio al 4 novembre 2015 sarà ospitata al Museo della Grafica di Pisa e che presenta una serie di esempi emblematici e suggestivi dei monumenti ai caduti della Grande Guerra a Pisa e nel suo territorio. Uno spettacolare percorso tra opere grafiche (disegni e incisioni di alcuni tra i protagonisti dell'arte del primo '900, come Luigi Bartolini, Mario Chiattone, Lorenzo Viani, Umberto Vittorini...), riproduzioni fotografiche, modelli e ricostruzioni virtuali, documenti e testimonianze, che invita il visitatore a riflettere sulle tante storie - di modelli, tipologie, committenze, artisti, istituzioni - raccontate dai monumenti, facendo riaffiorare quel valore emozionale su cui la contemporaneità deve tornare a misurarsi. L'emozione di marmo vuole partire da un singolo contesto per invitare a riflessioni più articolate, e da molteplici prospettive di lettura, sulla nostra percezione della memoria e sul valore che può avere nella contemporaneità e potrà avere per le nuove generazioni. Emozioni, dunque, da ricomporre e su cui riflettere. Che vuol dire rinnovata cognizione del dolore, consapevolezza «che da quella guerra non avevamo imparato niente. Ed è proprio questa la peggiore eredità che abbiamo ricevuto dalla prima guerra mondiale: se siamo una razza incapace di imparare, cosa ne sarà di noi?». Un'emozione di marmo, ma assai più spesso di pietra, di bronzo, di carta, come rilettura delle cose e attraverso queste come riappropriazione della storia e dei suoi documenti visivi, per provare a imparare, per dare un senso al ricordare, al pensare. Anzi, per ricordarci di pensare.  
20,00

M. Terenzio Varrone- De vita populi romani

Introduzione e commento

di Antonino Pittà

editore: Pisa University Press

pagine: 368

Il De vita populi Romani, probabilmente scritto da Varrone nel 43 a.C., forniva un sunto dello...
26,00

AGOGHE'

VOL. VIII-IX 2011-2012

Autori vari

editore: Pisa University Press

pagine: 160

In questo numero: Emanuela Itria - Le figure umane nei sigilli minoici di età pre- e protopalaziale Salvatore Andrea Incorvaia - Antiqua navigatio: sulle rotte degli antichi Greci nelle acque di Licata Ornella Raffo - Lagynos. Forma, funzioni, cronologia Antonio Alberti - Federica Logiudice - Maria Letizia Gualandi - Ornella Raffo - Claudia Rizzitelli - Patrizia Siclari - Germana Sorrentino - Pisa, Piazza dei Miracoli: materiali dagli scavi del 1998 Francesca Bambini - L’arco quadrifronte di Cavaillon. Un esempio di piena adesione ai principi della propaganda imperiale in Gallia Narbonensis Renata Curina - Ottavio Malfitano - Lo scavo archeologico nella Cattedrale di Reggio Emilia ed il suo contributo alla conoscenza della topografia antica di Regium Lepidi. L’evoluzione della città romana verso l’alto medioevo Daria Pasini - Manifatture del bronzo e del vetro a Pisa. Progetto di restituzione museale di un contesto di recente rinvenimento Monica Bini - Fabio Fabiani - Serena Giacomelli - Lettura interdisciplinare dei carotaggi: l’elaborazione di una rappresentazione integrata del log stratigrafico Viviana Pennacchio - Il complesso della Museumsinsel di Berlino: riorganizzazione e nuovi allestimenti    
25,00

Plotino- Che cos'è l'essere vivente, che cos'è l'uomo?

I 1[53]

editore: Pisa University Press

pagine: 212

Qual è il soggetto delle affezioni? Chi, o che cos’è in noi che precisamente prova gioia o dolore, desidera o aborrisce qualche cosa? L’anima? Il corpo? Una terza cosa che scaturisce dalla loro unione? Questo interrogativo non è stato sollevato da un filosofo della mente del ventesimo secolo, ma da Plotino, il filosofo che, tra i seguaci di Platone, potrebbe sembrare il più alieno dal preoccuparsi dell’interazione fra anima e corpo. Al contrario, questo scritto testimonia, nel suo andamento problematico e nella soluzione che propone, una riflessione su di una delle questioni perenni del platonismo, il cosiddetto dualismo di anima e corpo: giunto alla fine della sua vita, Plotino pensa ancora di doverla esaminare daccapo. Alla traduzione, corredata da un ampio commento e introdotta da una ricostruzione della problematica affrontata da Plotino che guida anche il lettore non specialista, si accompagna un saggio introduttivo che fa dialogare un tema antico con la filosofia moderna. Prefazione di Cristina D’Ancona  
18,00

Notae lapicidinarum dalle cave di Carrara

editore: Pisa University Press

pagine: 552

Dalle cave apuane intorno a Carrara provengono le molte varietà del marmo lunense, il più famoso dell’Italia romana, grazie al quale Augusto poteva affermare di aver trasformato Roma da una città di mattoni in una città di marmo. Tra le testimonianze più significative di quest’intensa attività estrattiva, che si protrasse fino alla fine del mondo antico per poi riprendere solo nel XII secolo, sono le numerose notae lapicidinarum, enigmatiche iscrizioni e sigle apparentemente indecifrabili incise dagli scalpellini antichi sulle pareti delle cave, sui grandi blocchi grezzi estratti e su numerosi manufatti semilavorati (soprattutto basi di colonne e capitelli), che spesso riemergono tra i detriti dei ravaneti. Molti di questi manufatti sono ancora visibili nella zona di origine, sia nell’area stessa delle cave, sia nel Museo del Marmo a Carrara, ma molti sono stati riconosciuti anche a Roma e in molte altre località dell’impero, un po’ in tutto il bacino del Mediterraneo. Fu proprio la scoperta di un grande deposito di marmi a Roma, avvenuta tra il 1868 e il 1870 nell’Emporio sul Tevere, ad attrarre su queste difficilissime iscrizioni l’attenzione degli studiosi. Nel 1870 e nel 1884 apparvero due studi ancor oggi fondamentali di Luigi Bruzza, che per la prima volta tentò di interpretare questi testi secondo uno schema unitario e coerente. Successivamente il materiale si è sensibilmente arricchito, ma non sempre è stato documentato in modo adeguato e sulla base di letture sicure, mentre sul piano dell’interpretazione si è rimasti sostanzialmente fermi agli studi di Bruzza e di Dubois (1908), con l’aggiunta di vari fraintendimenti e qualche proposta avventurosa. Negli ultimi anni, tuttavia, insieme a una maggiore attenzione sono emersi anche i primi dubbi su alcuni scioglimenti e interpretazioni di sigle proposti dal Bruzza e mai prima messi in discussione. Per tale ragione, nel 2003, la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana ha promosso un progetto volto al riesame e allo studio dei documenti epigrafici restituiti dalle cave di Carrara, e in continuo accrescimento, coinvolgendo studiosi dell’Università. Nel 2013, finalmente, il progetto ha trovato la sua attuazione. Un gruppo di ricercatori delle Università di Pisa e Milano, in collaborazione con la Soprintendenza e col Comune di Carrara, ha avviato un riesame sistematico di tutte le testimonianze note, nel quadro di un programma nazionale (PRIN) per l’archiviazione informatizzata delle iscrizioni dell’Italia romana. Questo volume, pubblicato con un contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara, vuole fissare e mettere a disposizione degli studiosi i risultati di questo riesame, fornendo innanzi tutto una documentazione rigorosa, completa e di prima mano di tutti gli esemplari noti ancora rintracciabili. Particolarmente curata è la documentazione grafica, basata su lucidi in scala 1:1. Delle iscrizioni perdute viene comunque riprodotta la documentazione disponibile. Questa parte documentaria fornisce dunque volutamente solo i dati oggettivi da cui partire; le possibili interpretazioni vengono invece discusse nei saggi di vari studiosi che occupano il resto del volume, come primo contributo a una migliore conoscenza delle attività antiche di estrazione, prima lavorazione e commercializzazione del prezioso marmo lunense.        
32,00

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