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Il Remedium amoris da Ovidio a Shakespeare

Il Remedium amoris da Ovidio a Shakespeare
titolo Il Remedium amoris da Ovidio a Shakespeare
Autore
Argomenti Scienze dell’antichità, filologico letterarie e storico artistiche Saggi e studi
Scienze dell’antichità, filologico letterarie e storico artistiche
Editore Pisa University Press
Formato Libro
Pagine 120
Pubblicazione 2013
ISBN 9788867413133
 

Abstract

L’amore visto ora come cecità ai difetti dell’oggetto del...
10,00
 
Spedito in 1 giorno lavorativo

Disponibile anche nel formato

L’amore visto ora come cecità ai difetti dell’oggetto del desiderio, ora come male contagioso, ora, infine, come argomento di opere teatrali e poetiche da evitare per guarire dall’έρως-νόσος: questi sono solo alcuni aspetti di una complessa fenomenologia che il poeta latino Ovidio affronta, per porvi soluzione, nei Remedia amoris, una sorta di ‘prontuario’ in distici elegiaci, composto a uso e consumo degli innamorati infelici fra l’1 e il 2 d.C. La concezione dell’amore come ferita non è certo un prodotto originale del Sulmonese, come dimostra la frequenza con cui egli richiama la relativa tradizione filosofica nel gioco dell’intertestualità, ma l’idea di fornire ricette, antidoti, contro la patologia erotica ne sancisce ufficialmente la vocazione di arguto sperimentatore, già in nuce nell’elegia ‘ludica’ degli Amores e realizzatasi appieno nel progetto didascalico dell’Ars amatoria. Concepiti, dunque, come l’opera più ‘eversiva’ nell’orizzonte dell’elegia latina (genere deputato al canto della sofferenza amorosa), i Remedia saranno a loro volta oggetto di allusività contrastiva nella produzione poetica e drammatica di Shakespeare, il cui manierismo sembra rifiutare ogni terapia contro il veleno dell’έρως, oscillando piuttosto fra immedicabilità delle passioni e amore come antidoto a più gravi malattie dell’anima (quali sono l’incapacità di amare e il narcisismo): una chiave di lettura sorprendente e tuttavia persuasiva, questa, che si spera convinca anche quanti hanno finora trascurato un così importante elemento della ricezione shakespeariana di Ovidio.

 

 

Biografia dell'autore

Andrea Filippetti

Andrea Filippetti è cultore della materia presso la cattedra di Storia della lingua latina dell’Università di Pisa e insegna Materie Letterarie negli Istituti Scolastici di Istruzione Superiore della provincia fiorentina. Si è occupato soprattutto di medicina e poesia didascalica, di ritrattistica e fisiognomica in Grecia e Roma antiche, seguendo anche la fortuna di concezioni scientifiche e forme letterarie classiche fino al Rinascimento e al Barocco. Ha scritto su Ippocrate, Tucidide, Lucrezio, Cicerone, Sallustio, Virgilio, Tibullo, Ovidio, Livio, Fracastoro, Shakespeare. I suoi lavori hanno trovato ospitalità in «Belfagor», «Annali dell’Istituto Universitario Orientale di Napoli (filol.)», «Studi Classici e Orientali», «Lexis», «Materiali e Discussioni per l’analisi dei testi classici», «Rivista di Filologia e di Istruzione Classica». Una sua traduzione introdotta e commentata dei Remedia amoris è in corso di stampa per i tipi di Rusconi Libri.

 

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