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Segreto della camera di consiglio ed opinione dissenziente

Segreto della camera di consiglio ed opinione dissenziente
titolo Segreto della camera di consiglio ed opinione dissenziente
sottotitolo Un rapporto da (ri)meditare per le decisioni delle corti superiori
autore
argomenti Scienze giuridiche I libri di Archivio Penale-Nuova serie
Scienze giuridiche
editore Pisa University Press
formato Libro
pagine 80
pubblicazione 11/2016
ISBN 9788867416790
 

Abstract

Il segreto della camera di consiglio richiama la situazione dell’opinione dissenziente, che in termini semantici attiene al divieto di divulgazione della presa di posizione minoritaria assunta da un componente dell’organo giurisdizionale collegiale; non anche al dissenso. Quel segreto è categoria dogmatica che, se da un lato, è situazione del processo, essendo sottesa alla decisione, che, a sua volta, rinvia ai rapporti tra legge e fatto, ...
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Il segreto della camera di consiglio richiama la situazione dell’opinione dissenziente, che in termini semantici attiene al divieto di divulgazione della presa di posizione minoritaria assunta da un componente dell’organo giurisdizionale collegiale; non anche al dissenso.

Quel segreto è categoria dogmatica che, se da un lato, è situazione del processo, essendo sottesa alla decisione, che, a sua volta, rinvia ai rapporti tra legge e fatto, tra questioni e procedimento probatorio, tra casi e giudizio; dall’altro, rimanda alle relazioni tra decisione ed interpretazione.

Il giudice domina entrambe, nonostante la prima (= decisione-fatto-procedimento probatorio) sia destinata al giudizio inteso come accertamento, mentre la seconda (decisione-interpretazione) rinvii alla ricerca ermeneutica, alla comprensione argomentata del diritto da applicare al giudizio. A questi nessi, poi, sono affidati, rispettivamente, il merito e la legittimità; rispetto a cui gli effetti della dissenting opinion si esprimono in maniera differente.

Ancora. Lo speculare sulla combinazione tra opinione dissenziente-decisione-motivazione ed interpretazione appare operazione necessaria nel momento storico-giuridico attuale, in cui i confini del diritto si dissolvono e le forme con cui eravamo abituati a considerarlo si rivelano inadeguate rispetto alle nuove spinte giurisprudenziali che promanano dagli ordinamenti, dalle organizzazioni e dai sistemi sovranazionali.

Infine. Quando è oggetto di (rare) riflessioni da parte della dottrina del processo penale, l’opinione dissenzienteè situazione spesso incompresa dall’interprete.

In questi indirizzi di metodo si svela il nostro impegno ad individuare ed a rappresentare i motivi della opportunità di rivisitare – sia pure limitatamente alle giurisdizioni superiori – la preclusione della pubblicizzazione dell’opinione dissenziente che i fondano la propria ratio nel contesto multilivello del rafforzamento della tutela delle posizioni giuridiche coinvolte nella e dalla fase deliberativa del processo. Perciò si abbandona l’anacronistico retaggio del pensiero giuspositivista che ancorava la difesa della certezza del diritto all’apparente unanimismo della sentenza tutelato dalla segretezza della camera di consiglio e che riteneva che quella certezza non ammettesse la divulgazione dei contrasti interni, pena la messa in discussione dell’autorità della sentenza, dunque, della legge, per preferirvi un approccio innovativo che tiene conto, quando si ragiona sulle categorie dogmatiche, in generale, e sull’opinione dissenziente, in particolare, del processo di positivizzazione dei diritti fondamentali oltre i confini nazionali e del passaggio dal principio della certezza del diritto – inteso in senso procedurale – a quella della certezza dei diritti. In più, un approccio consapevole che la giurisdizione, nel sistema multilivello, si espande quanto più si estende l’area delle possibili violazioni del diritto protetto, proponendo dialettiche più complesse e meno condivisibili sintesi.

 

 

Biografia dell'autore

Fabiana Falato

E' ricercatore a tempo indeterminato di Procedura Penale e professore aggregato di Cooperazione giudiziaria presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. È docente di Diritto Processuale Penale presso la Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II” – Dipartimento di Giurisprudenza. Ha insegnato Diritto Processuale Penale nel Corso di Laurea Magistrale in Programmazione e gestione delle politiche e dei servizi sociali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”; nell’Università della Calabria e nell’Università del Sannio. È Autrice di numerosi saggi e volumi, tra cui, da ultimi, La relatività del giudicato processuale. Tra certezza del diritto e cultura delle garanzie nell’Europa dei diritti,(ES 2016); Garantismo: diritto e diritti nel dialogo tra Carte e Corti. A proposito della sentenza Taricco, (in La Giustizia penale, 2016). È nel comitato di Redazione della Rivista La Giustizia penale con la quale collabora stabilmente.

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